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La Type Art di Lorenzo Marini in personale al Museo Giorgione

La Type Art di Lorenzo Marini in personale al Museo Giorgione

Servizio di Class Life

Il genio di Giorgione viene celebrato attraverso una lettera. L’opera, appositamente creata da Lorenzo Marini, parte da una rielaborazione del grande artista cinquecentesco: un dettaglio di “Saturno in esilio”, opera attualmente conservata alla National Gallery di Londra, è reinterpretato in chiave pop secondo lo stile dell’artista.

Si tratta di una delle venti opere presentate al Museo Giorgione con Artype, nell’ambito di un’iniziativa patrocinata dalla Regione Veneto. Tutte opere relative alla Type Art, il movimento di Liberazione delle Lettere fondato da Lorenzo Marini nell’ottobre del 2016.

Considerato da anni come uno dei più prestigiosi creativi italiani, presidente dell’omonimo Gruppo internazionale di comunicazione, Marini ha frequentato, prima di intraprendere la carriera di art director, l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove è stato allievo di Emilio Vedova. Nel corso degli anni ha proseguito in silenzio, in stretto riserbo, la sua ricerca artistica. Nel settembre del 2014 è uscito allo scoperto con un’esposizione nello Spazio pubblico Villa Vertua di Novate milanese, cui hanno fatto seguito personali presso Spazio Oberdan a Milano, Palazzo Medici Riccardi a Firenze e Palazzo Zuckermann a Padova. Dopo la partecipazione a Art Basel Miami e mostre personali e collettive a New York, Roma e Barcellona, per tutto l’arco del 2017 ha esposto le proprie opere alla Biennale di Venezia e alla Biennale Internazionale Western China.

La Type Art rappresenta l’ultima evoluzione della poetica dell’artista: una ricerca sulle lettere dell’alfabeto, e più in generale sui segni grafici, volta a liberarli dall’obbligo della funzione per celebrarne la pura bellezza intrinseca.

Racconta Lorenzo Marini: «Il type viene svincolato dalla sua componente

ossessivamente funzionale e riproposto nella sua area visual desemantizzata.

L’intenzione estetica soggiacente riemerge con energia dal territorio

della grammatica. Gli spazi di una singola lettera diventano pretesto per meditare, approfondire, reinterpretarla».

Le lettere di Marini sono dunque “libere”, si riappropriano della propria dimensione essenzialmente estetica e autonoma. Ogni tela, ogni scultura, è dedicata a una font, e la ricerca prosegue, dallo stampatello al corsivo, dal maiuscolo al minuscolo.

Sei delle opere presenti al Museo Giorgione sono già state esposte alla Biennale di Venezia 2017, quattro alla Biennale Internazionale Western China, dove Marini è stato invitato lo scorso ottobre come unico artista italiano.

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