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La tela di Lorenzo Marini by Laurence Hoffmann

La tela di Lorenzo Marini by Laurence Hoffmann

Lorenzo Marini e’ un poeta antico che ti incanta con il sussurro soave della sua voce, con parole che evocano visioni docili e immagini che risvegliano dolci sentimenti. Lorenzo e’ artista e  scrittore, ma anche pubblicitario. Usa i colori velati dal bianco, disegna griglie di architetture immaginifiche che spariscono nel bianco come civilizzazioni passate coperte dalla sabbia, costruisce cubi trasparenti dai colori sgargianti con intagli di lettere.

Lorenzo e’ un esploratore dei tempi moderni. Studente di architettura all’Academia di Venezia, ha goduto le lezioni di uno dei maestri dell’Arte Informale Emilio Vedova ed e’ oggi riconosciuto icona del mondo della pubblicita’, mondo che ha abitato per trent’anni. Durante gli ultimi due decenni, ha creato perlopiu’ dietro il velo della sua stessa storia, in silenzio e discosto dal rumore della fama, opere d’arte leggere ed evocative degli SpaceVisual e AdVisual. Ed ancora, dall’evocazione e l’emozione la sua esplorazione e’ passato all’analisi e concettualizzazione dei Typevisual per i quali scrisse un Manifesto, come Lucio Fontana, un altro artista informale come Vedova, fece nel 1946 con il Manifesto Bianco per definire l’integrazione tra arte e scienza e come fece nel 1909 Marinetti per il movimento futurista per celebrare macchinari e velocita’.

Non e’ un caso che l’ulteriore rappresentazione delle lettere sono le Futuretype in chiaro stile futurista.

Ma ecco che se si guarda alle opere di Lorenzo, altri sono i riferimenti agli storici movimenti artistici e ai capisaldi di alcuni di essi. Un po ‘di Twombly così come le tele rugose e l’uso di una varietà di elementi extrapittoriali di Piero Manzoni in SpaceVisual e AdVisual, un po’ di Basquiat con le parole inscritte nel quadro, dell’e’criture automatique dei surrealisti in quell’elencare per libera giocosa associazione parole diverse che iniziano con la stessa lettera perche’ donut, dolphin, drums, Dublin e non donna, diavolo, dono, denti per esempio? Ed anche la pop art di Warhol, anche lui pubblicitario, che vuole offrire a chiunque la possibilita’ di relazionarsi all’opera d’arte in una rivoluzione democratica del vedere e fare arte, o anche il ready made e Dada di Duchamp che sciocca il perbenismo della societa’ del consumo, altro riferimento alla liberazione delle lettere dalla schiavuta’, inno del manifesto mariniano. E infine, perche’ non riconoscere l’eredita’ biblica dell’”inizio fu il verbo”? L’opera di Lorenzo e’ fantascientifica nel suo essere rottura delle lettere dalla gabbie di parole significanti ma anche antropologica nel suo ritornare alle immagini che aiutano a comprendere la parole, come nel medioevo quando le chiese si adornavano di scene dipinte per illustrare agli analfabeti il significato delle Scritture, per non menzionare i primordi della civilta’ quando ancora i linguaggi non erano stati creati ma concetti e storie erano freschi nelle caverne.

L’esploratore Lorenzo Marini si e’ avvicendato nella solitudine dell’artista e ha invitato lo spazio degli altri, specialmente creato in architettura, in quel mondo individualista, con l’impatto di uno spazzaneve che apre un varco tra il bianco soffice e silenzioso dei fiocchi di neve accumulatesi sul terreno. Forse anche questa e’ una sua rivoluzione.

In tutto questo, lo spirito affabulatore del pubblicitario non e’ mai veramente stato disconnesso e le sue ultime opere sono quei cubi in cui Lorenzo ci invita ad ammirare le lettere come il ragno che agilmente ha costruito la sua tela. Dall’interno di quei cubi non possiamo più ammirare il silenzio del cielo dove Costellazioni  mappano l’universo con forme evocative. L’umanità è ora privata della meraviglia del significato della vita interpretando le stelle (nei dipinti di Lorenzo ora simboli in un linguaggio stellato) ed è intrappolato nella cacofonia dei suoni.

 

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